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rss Simplicissimus Forum  >  Ebook  >  Meta (Moderatore: Lenneth)  >  Discussione: Come eliminare la necessità di DRM sul mercato « precedente successivo »
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Autore Discussione: Come eliminare la necessità di DRM sul mercato  (Letto 1204 volte)
lorenzoens
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« inserito: 11/02/12 04:14 »

Ma di fronte alla mia domanda:
"Voi come la risolvete? (tutta la storia del DRM)
Senza l’abolizione della proprietà privata
."
Nessuno mi ha risposto nello specifico
...
D'altronde, l'ideologia dominante è quella della classe dominante.
 Triste

Mi sembra un'ottima domanda, seguita da un'altrettanto acuta osservazione. Le mie risposte:

Ipotesi 1 - tecnica
Facendo in modo che i pc non siano più macchine adatte a ogni lavoro ma abilitate solo a determinate azioni (Seguendo Apple, la strada non sarebbe lunga. Se le aziende che vendono contenuti distribuissero iCosi iPerblindati gratuitamente, sarebbe fatta)

Vendendo ereaders che leggono solo un formato proprietario venduto da un solo negozio, i cui libri siano accessibili solo da un cloud e non scaricabili (Seguendo Amazon,  la strada non sarebbe lunga)

Impedendo l'accesso anonimo a internet e riducendo la privacy degli utenti, abolendo lo storage privato in favore di un cloud aperto ai controlli. Eventuali periferiche di memoria offline saranno collegati indelebilmente a un'identità personale.

Oppure tutte queste cose assieme, o comunque miste.

Ipotesi 2 - monacato
Gli scrittori siano poveri per decreto, oppure: come gli sportivi professionisti si fanno fiamme gialle pagati per gareggiare, gli scrittori si facciano monaci per avere di che vivere.

Ipotesi 3 - selezione della classe intellettuale
Si è scritto talmente tanto che è ora di tagliare questi eserciti di sbiascicatori pseudointellettuali, la produzione letteraria passata basta. Per pubblicare qualcosa si dovrà passare una selezione strettissima, i pochi eletti saranno mantenuti dallo Stato e pubblicheranno testi distribuiti gratis o a 0,50 cent.

Ipotesi 3.1 - trollica
Per vivere da scrittore ti devi iscrivere ai kommunisti cinesi dove produrrai lodi al Popolo e alla Rivoluzione. Nel mondo "libero" la scrittura sarà mestiere per pubblicitari, ghost writers e portaborse, giustamente considerato dall'opinione pubblica come qualcosa di suqlificante.

Ipotesi 4 - utopica
puntare su un forte innalzamento della cultura media, che allarghi anche il numero di consumatori di cultura, innescando un circolo virtuoso che incrementi fruitori e partecipanti al dibattito culturale. Si comprenderà che è con le idee che il mondo avanza, e sarà interesse di tutti contribuire al sostentamento dei valenti tra i produttori originali di idee.
A readings e dibattiti di qualità elevata si parteciperà pagando un biglietto di accesso come ai concerti, e le idee contenute nei testi, in sede live saranno messe anche in scena con attori, musica e video.



NB: avverto che ho attivato i miei superprivilegi in questo thread. Posso silenziarvi e kickarvi, se vi comportate male poi non lamentatevi.


« Ultima modifica: 11/02/12 04:55 da lorenzoens » Registrato

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« Risposta #1 inserito: 11/02/12 05:34 »

Grazie.
E' merce con valore d'uso e valore di scambio, che deve essere venduta per valorizzare del capitale.
Come potremmo convincere editori e scrittori a rinunciare a forme di protezione per le proprie merci.
Non vedo altra soluzione che la lotta di classe contro il capitalismo.
Vabbè, i libri sono il meno, e ci pensiamo dopo...
Gli operai (me stesso) e gli operai greci forse hanno una priorità maggiore.


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« Risposta #2 inserito: 11/02/12 06:08 »

Ipotesi 1 - tecnica
Facendo in modo che i pc non siano più macchine adatte a ogni lavoro ma abilitate solo a determinate azioni (Seguendo Apple, la strada non sarebbe lunga. Se le aziende che vendono contenuti distribuissero iCosi iPerblindati gratuitamente, sarebbe fatta)

Vendendo ereaders che leggono solo un formato proprietario venduto da un solo negozio, i cui libri siano accessibili solo da un cloud e non scaricabili (Seguendo Amazon,  la strada non sarebbe lunga)

Impedendo l'accesso anonimo a internet e riducendo la privacy degli utenti, abolendo lo storage privato in favore di un cloud aperto ai controlli. Eventuali periferiche di memoria offline saranno collegati indelebilmente a un'identità personale.

Oppure tutte queste cose assieme, o comunque miste.
Ma tu... da che parte stai?
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« Risposta #3 inserito: 11/02/12 11:39 »

Non ho capito se stai prendendo in giro (e lo dico a mia volta amichevolmente), ma il fatto di proporre quattro possibilità una più inverosimile dell'altro fa proprio pensare di sì!

Più in dettaglio:

Ipotesi 1 - tecnica
Facendo in modo che i pc non siano più macchine adatte a ogni lavoro ma abilitate solo a determinate azioni (Seguendo Apple, la strada non sarebbe lunga. Se le aziende che vendono contenuti distribuissero iCosi iPerblindati gratuitamente, sarebbe fatta)

Sai meglio di me che questo sarebbe solo un modo per incoraggiare una rete parallela di distribuzione non autorizzata, ben più potente di qualsiasi attuale mulo o torrente. Ci sarebbe chi aggirerebbe queste blindature, in modo tecnico se poco poco possibile, o altrimenti copiando i testi dallo schermo lettera per lettera.

Citazione
Ipotesi 4 - utopica
puntare su un forte innalzamento della cultura media, che allarghi anche il numero di consumatori di cultura, innescando un circolo virtuoso che incrementi fruitori e partecipanti al dibattito culturale. Si comprenderà che è con le idee che il mondo avanza, e sarà interesse di tutti contribuire al sostentamento dei valenti tra i produttori originali di idee.
A readings e dibattiti di qualità elevata si parteciperà pagando un biglietto di accesso come ai concerti, e le idee contenute nei testi, in sede live saranno messe anche in scena con attori, musica e video.

Questa paradossalmente è la meno utopica e irrealizzabile di tutte. Non so dove vivi, ma a conferenze e dibattiti anche a pagamento sono stato innumerevoli volte, e spesso erano affollati: per esempio (sono di Roma) a vari festival della scienza e di altre branche della cultura all'Auditorium. In città come Londra, poi, è normale: ogni centro culturale, ogni museo ha il suo calendario di incontri, presentazioni di libri etc., spessissimo a pagamento.

Comunque, tornando a Giacomo e alla domanda originale, non sono sicuro che sia ben posta. Se parliamo di "eliminare la necessità dei DRM" stiamo dando per scontato che attualmente siano necessari, sul che molti dissentono, anche in ambito commerciale. Quindi, finché qualcuno non mi convince che siano necessari, non potrò dire la mia su come eliminare questa necessità.
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« Risposta #4 inserito: 11/02/12 12:10 »

Ho già detto la mia

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« Risposta #5 inserito: 11/02/12 13:06 »


Ho letto il blog di luke ed e' esattamente la mia posizione: qualita' + prezzo onesto

romanzo in libreria: 18,50 euro, versione e-book 13,99.

togliamo l'iva che e' diversa per i 2 prodotti abbiamo: 17,79 euro e 11.56 euro

benissimo, ora non mi vengano a dire che: stampa + trasporto + stoccaggio + distribuzione incidono per soli 6,23 euro perche' non ci credo.
La stessa cosa vale ovviamente per i cd musicali, i film in dvd ecc.

che poi se buona parte di quei soldi andasse all'autore/artista non mi dispiacerebbe nemmeno, il problema e' che quei soldi vanno a finire in tasca a chi fa dell'avidita' una religione.
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« Risposta #6 inserito: 11/02/12 13:27 »

romanzo in libreria: 18,50 euro, versione e-book 13,99.

Questi prezzi mi stanno anche bene, se si tratta di una novità… Lo voglio subito, lo pago. Ma sei mesi dopo lo stesso eBook deve calare a 7-8 euro al massimo, e dopo calare ancora.

Una volta esaurita la novità gli eBook devono essere accessibili ad un prezzaccio, per consentire a tutti di acquistarli senza dover pensare di reperirli per vie traverse…

Luke
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« Risposta #7 inserito: 11/02/12 13:53 »

Trovo interessante l'opinione di Luke, in quanto e' una opinione del rebus sic stantibus.
Il che non la rende sbagliata ed è sicuramente una idea digeribile al business.
Pero' è un'approccio reazionario, sinceramente:

1) chi di noi ha bisogno di un editore?
2) chi ha bisogno di uno scarabocchio su ogni cosa che compri dove ci sia scritto è mia?
3) io non ho bisogno di uno store ma di un database di conoscenza

Nelle considerazioni di Luke viene fatto passare implicitamente che l'esigenza di chi vuole un libro e' di avere uno store per cercare, valutare, essere consigliato nell'acquisto e che questo è il desiderio del lettore.
Qui vi è una esplicita sovrapposizione del lettore con il compratore.

Beh il lettore non vuole uno store ma un motore di conoscenza, io faccio questo processo di indagine con
google e wikipedia ed anche con gli store.
Una volta che i motori di ricerca e le enciclopedie online avranno un poco in piu' di intelligenza di quella che hanno (ne hanno già molta!) il ruolo di individuazione di cio' che VOGLIAMO leggere/approfondire sarà un processo che non necessiterà di alcun store proprietario ed anzi rappresentando il database e l'intelligenza una conoscenza fondamentale, non dovrebbe essere proprietà di un privato. Una delle cose che amo di wiki e' proprio la sua indipendenza.
Per noi è normale che la posta sia pubblica, che i sistemi di trasporto e le strade siano pubbliche (le privatizzazioni in questo senso in Italia hanno portato solo ad un aumento dei costi e diminuzione del servizio vedi ANAS e compagnia), che l'acqua sia pubblica (quanto lo è e quanto lo sarà ancora? quali saranno i danni se nel caos italiano alcuni privati si impadroniranno di cio') quindi dovremmo pensare che il database delle conoscenze forse dovrebbe essere governato da un ente diverso da un privato... chissà se così sarà se vi sarà un super-google mondiale non legato al profitto ed alle esigenze del mercato (pensate alla censura che fa google nelle nazioni non democratiche solo per poter vendere anche li), perché questa intelligenza è al pari dell'acqua, dell'aria, della strada e dei mezzi che mi permettono di muovermi, dei posti naturali meravigliosi che devono essere protetti e preservati. La conoscenza e  tutte queste cose sono un patrimonio fondamentale dell'umanità e sono un patrimonio di TUTTI.
La nostra conoscenza non è di google o di Feltrinelli o di Amazon, ma è nostra, è un bene troppo importante perché qualcun altro la possa gestire e/o decidere come e se ne dobbiamo usufruire.
Esistono casi di libri economici anti-capitalistici che sono spariti dal mercato americano in un semplice modo, ne sono stati acquistati i diritti e non sono state stampate altre edizioni.

- E' giusto che un editore possa decidere cosa io debba o no leggere?
- E' giusto che se abito in una zona del mondo od in un'altra abbia accesso a conoscenze diverso decise dal mio governo (più o meno democratico) che ha fatto un accordo commerciale con l'editore/distributore/il motore di ricerca?
- E' giusto rinunciare al concetto di biblioteca pubblica? Non a caso anche in Italia qualsiasi cosa si stampi se ne deve inviare una copia alla biblioteca nazionale dove chiunque possa usufruirne, pensate ad informatizzare la biblioteca qualsiasi ebook sarebbe disponibile a chiunque.

nel mio pensiero o meglio desiderio:

-  Io rifiuto la necessità di uno store e del profitto come inevitabili e come benefattori.
-  Io desidero un mondo con una "intelligenza" (database informazioni+database dei legami+ algoritmo) libera e pubblica.
-  Io desidero un mondo in cui si possa liberamente accedere a tutte le conoscenze dell'umanità indipendentemente dalla propria disponibilità finanziaria e senza che nessuno possa decidere a quale conoscenza possa più o meno accedere, perché la cultura e la conoscenza sono un diritto che acquisiamo alla nostra nascita, perche' sono un bene inalienabile di tutti.
-  Io desidero un mondo dove il concetto di biblioteca pubblica esista ancora, dove come si preservano le opere d'arte si preservi la nostra storia e la nostra cultura.

Il mio desiderio non è quindi un accomodamento dell'attuale realtà editoriale e di distribuzione nelle nuove tecnologie e neanche una utopia, ma un desiderio di un rivoluzione che in realtà riaffermi concetti come la biblioteca pubblica, la libertà di stampa, la libertà di comunicazione, il controllo da parte del pubblico di beni e servizi fondamentali ed inalienabili, tutti concetti che riaffermati in una realtà tecnologica informatica porteranno ad una vera rivoluzione e quindi ad un cambiamento, cambiamento che non è che la riaffermazione del nostro desiderio di essere uomini e non consumatori.


P.S.
Volevo precisare anche una cosa: che se il watermarking contiene dati del compratore e' a tutti gli effetti una GRAVISSIMA violazione della propria privacy e dei propri diritti. Inoltre io posso ad esempio regalare o prestare un mio libro ed io devo poterlo fare anche con un ebook liberamente, senza dover per questo avvisare un terzo (esempio prestiti elettronici fatti tramite store), il fatto che qualcun altro debba saperlo e' una gravissima violazione della mia privacy e libertà.

 
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« Risposta #8 inserito: 11/02/12 14:34 »

 hihi
La strada 1 è il sogno proibito di molte aziende. Ora non ho sottomano link da sottoporvi né il tempo per reperirli quindi evito di fare nomi per non essere accusato di dietrologie. Ma vi assicuro che l'adesione all'ipotesi 1 coinvolge alcuni big del digitale mondiale. Appena ho un po' di tempo posterò qualche indizio.

L'idea di luke è buona, ma forse non tocca il cuore del problema: si possono eliminare i drm? Considerando poi che nel futuro una parte dell'editoria arrichirà i testi in senso multimediale, quel settore di mercato non credo sia interessato ad aderire a una proposta simile.

se il watermarking contiene dati del compratore e' a tutti gli effetti una GRAVISSIMA violazione della propria privacy e dei propri diritti. Inoltre io posso ad esempio regalare o prestare un mio libro ed io devo poterlo fare anche con un ebook liberamente

Questo è uno dei possibili side-effect di quel tipo di drm infatti
« Ultima modifica: 11/02/12 14:45 da lorenzoens » Registrato

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« Risposta #9 inserito: 11/02/12 14:40 »

Ma tu... da che parte stai?

Io? Utopia, sempre! Ma aggiungo che quando un'idea è radicata profondamente in un soggetto, non è già più utopia: una casa ce l'ha.
Condivido anche la strategia di Luke, naturalmente. Da sola però non basta, non credo possa raccogliere una grande adesione.

@
DaG anche io sono a Roma, ma
1) è la capitale
2) sono un dottorando di ricerca, ne ho avute di occasioni per partecipare alla "vita culturale" della Capitale, credo sia oggettivo che eventi del genere coinvolgono una quantità di persone ridicola rispetto al totale. E i giovani quanti sono? La cultura italiana è ancora classista, e non lo dico mica io: ma le indagini Censis ed EU. Il consumo di cultura è proporzionato.

« Ultima modifica: 11/02/12 16:44 da lorenzoens » Registrato

Luke
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« Risposta #10 inserito: 11/02/12 16:42 »

1) chi di noi ha bisogno di un editore?

oserei dire che tutti coloro che vogliono pubblicare hanno bisogno di un editore… Anche se il concetto di editore, nel mondo digitale, cambia di significato. Narcissus, tanto per fare un esempio che ben conosco, è un editore. L'autore può pubblicare il suo libro senza spendere nulla a parte i due euro dell'ISBN (che consiglio fortemente, se vogliamo dare una connotazione di Libro all'ebook Occhiolino ). Oppure può usufruire di tutti i tradizionali servizî editoriali, dalla correzione alla realizzazione dell'ebook alla valutazione letteraria.

Citazione
2) chi ha bisogno di uno scarabocchio su ogni cosa che compri dove ci sia scritto è mia?
nessuno, ovviamente… Ma a me non dispiacerebbe avere un ex libris di mia scelta Sorriso

Citazione
3) io non ho bisogno di uno store ma di un database di conoscenza

Se poi lo store è il mezzo che mi porta la conoscenza che cerco, lo store è il benvenuto…
Piuttosto: chi è che mi può dire, tra i milioni di potenziali contenuti, quali sono quelli che più mi interessano o incontrano i miei gusti?
Questo a mio giudizio è quanto bisogna ancora fare, un sistema di ricerca efficace…

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« Risposta #11 inserito: 11/02/12 19:11 »

Comunque, tornando a Giacomo e alla domanda originale, non sono sicuro che sia ben posta. Se parliamo di "eliminare la necessità dei DRM" stiamo dando per scontato che attualmente siano necessari, sul che molti dissentono, anche in ambito commerciale. Quindi, finché qualcuno non mi convince che siano necessari, non potrò dire la mia su come eliminare questa necessità.
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« Risposta #12 inserito: 11/02/12 19:14 »

secondo me sarebbe un ottimo punto di partenza una direttiva europea che sancisca una volta per tutte la legittimità delle procedure di rimozione di qualsiasi tipo di DRM, riconoscendo la libertà di poter leggere quello che si compra dove si vuole.
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Lenneth
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« Risposta #13 inserito: 11/02/12 19:52 »

È un serpente che si morde la coda :/

I burocrati che devono legiferare al riguardo O hanno interessi personali O non hanno cultura sufficiente per comprendere un sistema tanto "rivoluzionario".

@DaG: se è vero che a volte si trovano molte persone riunite dove si respira cultura, è altrettanto vero che sono la punta di un iceberg enorme di gente culturalmente sottosviluppata (sovente con l'aiuto di contenuti poveri perfino da quegli organi di informazione che dovrebbero, in quanto pagati con pecunia sonante con i soldi dei contribuenti diffondere per la maggior parte cultura)

Tutto ciò che è trendy è certosinamente studiato a tavolino per essere più circenses e meno panem.

La gente è esasperata. Stanca. Stressata. La cultura è noiosa e non valorizzata in maniera da risultare appetibile (e qui si apre un'altra diatriba - bisogna veramente indorare la pillola della cultura? Siamo geniacci maledetti, noi che ne siamo interessati?)

Il punto è che chi si accontenta del circenses, non ha interesse nè le basi per apprezzare la cultura.

Non si parla di un 90% della popolazione che ha le conoscenze e la voglia di ampliarle.

Non parliamo di titoli di studio. Parliamo di gente che effettivamente ha una cultura sufficiente a desiderare più cultura.

Mi spiace. Ma se può sembrare che ce ne sia tanta in giro, è una pia illusione data dalla naturale tendenza alla gante con cultura di aggregarsi con i suoi simili.

Ma stiamo morendo, e questo non faciliterà la realizzazione dell'ipotesi 4
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« Risposta #14 inserito: 11/02/12 21:07 »

È@DaG: se è vero che a volte si trovano molte persone riunite dove si respira cultura, è altrettanto vero che sono la punta di un iceberg enorme di gente culturalmente sottosviluppata
[...]
La cultura è noiosa e non valorizzata in maniera da risultare appetibile...

È vero, probabilmente quelli che ho in mente io sono casi eccezionali, e forse è anche per questo che ce li ho ben presenti. Citavo alcune iniziative a Roma - perché sono quelle conosco meglio - e in particolare i festival della Matematica che si tennero, credo, per tre anni all'Auditorium del Parco della musica. (Qui, non troppo ben fatto, c'è il programma del 2009: http://www.auditorium.com/eventi/festival/4937211)
   La maggior parte delle conferenze erano a pagamento, anche se con un costo basso (mi pare 2 euro): sufficiente comunque a far sì che chi veniva avesse un minimo di interesse. Be', io mi ricordo una fila foltissima all'ingresso di una di quelle conferenze, di varie centinaia di persone, di quelle file da regolare con le transenne.
   Io non ho una particolare simpatia per Odifreddi, e quando parla di qualsiasi cosa che non sia la matematica vorrei che qualcuno gli tappasse la bocca (persino quando ha opinioni simili alle mie, anzi di più, perché il suo modo di esporle mi sembra controproducente), ma quando organizzò quei festival evidentemente riuscì a trovare il giusto equilibrio tra livello culturale elevato e attrattiva anche per i non addetti ai lavori. Non sono un organizzatore di eventi o niente di simile, ma se lo fossi sarei convinto che quell'iniziativa (e altre simili, per fortuna non è unica: penso ai vecchi "Invito alla lettura" a Castel Sant'Angelo, che d'estate attiravano una montagna di gente a vedere... libri! scandalo!) andrebbe studiata molto bene.
   Lenneth, non mi crocifiggere in sala mensa per questo lungo OT. Fare cultura, mangiare cultura, invogliare chi ci tiene un po' di meno è un discorso complesso che deve tenere conto di libri (di carta e no), di iniziative di questo tipo, di mezzi e occasioni di tutti i tipi.
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